Poiche’ la pasta e’ uno dei prodotti che maggiormente rappresenta noi italiani da un punto di vista culinario e culturale, mi sembra doveroso chiamarla in causa, la cara pasta asciutta, ed aprire una parentesi su uno dei principali esponenti del settore in campania...e non solo.
Sto parlando del pastificio Garofalo, nato nel 1789 a Gragnano, alle falde del Vesuvio. Fu proprio qui che nel 1845 il Re di Napoli Ferdinando di Borbone concesse agli artigiani il privilegio di fornire la corte di tutte le paste lunghe. Da allora Gragnano diventò per tutti la “città dei maccheroni”. A Napoli la pasta veniva peró preparata impastando la semola con i piedi ed Il re di Napoli, non contento di questo metodo di pastificazione, favorí l’introduzione di un nuovo procedimento che consisteva nell'aggiungere acqua bollente alla farina e nel sostituire al lavoro di impastatura tradizionale una macchina fatta di bronzo che imitava perfettamente il lavoro dell'uomo. Gragnano avrebbe rappresentato fin dagli inizi un ambiente ideale per la produzione della pasta grazie alla presenza di mulini locali che fornivano la materia prima, la semola, ma anche grazie alla vicinanza del mare che favoriva una temperatura ed una umidita’ costanti favorevoli all'essiccazione della pasta, originariamente effettuata all'aperto, lungo le strade cittadine.Oggi, inutile negarlo, tutto e’ cambiato con l’arrivo della tecnologia, di nuove tecniche di lavorazione, ma credo sia rimasta intatta l'attenzione ai particolari e alle materie prime che resta decisiva per ottenere prodotti di alta qualità. Insomma per la storia, per la tradizione che ha alle spalle, per la bonta’ del prodotto e, permettetemelo, perché napoletana come me, credo sia doveroso provare, almeno una volta (e credetemi se vi dico che non sará l'ultima) la pasta di Garofalo.
Remo Morretta
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