Pietramara, Fiano di Avellino DOCG 2008. Benvenuta estate!

LUG  \  15  \  2010

Essì, giunti a questo punto la bella stagione è proprio arrivata, e  
adesso finalmente possiamo dirlo, era ora! Di questi tempi, complice  
l'eccessiva calura, i menù si alleggeriscono un po' ovunque, ed io preferisco mangiare un po' meno prediligendo piatti di pesce locale  
non troppo martoriato e ricche insalate condite con olio extravergine  
d'oliva cilentano accompagnate da un paio di fette di buon pane, se è  
il caso un po' tostato. La prassi vuole che in maniera inversamente  
proporzionale, la mia voglia di bere qualcosa di fresco aumenti a  
dismisura rispetto a ciò che c'è nel piatto, così via libera a vini  
bianchi secchi, birre beverine e bollicine a fiumi.
Proprio nella scorsa settimana trovandomi in giro per le viuzze del  
centro storico qui a Salerno, nauseato da una noiosa festa di piazza e 
dall'ennesima evanescente serata mondiale, ho scelto di rifuggiarmi da  
Dedicato a mio padre, il locale di Raimondo Piombino in vicolo  
Giudaica, Osteria Slow Food e punto di riferimento per chi ama mangiare del buon pesce fresco in centro, di cui un giorno mi  
piacerebbe parlare con un pezzo dedicato (ops perdonerete il bisticcio  
di parole). Solitamente siedo fuori, ma in questa occasione a causa 
del delirio finto-folk cittadino di cui sopra ho preferito mangiare  
all'interno: cucina a vista a un metro da me, atmosfera casalinga e  
qualche bottiglia sul mensolone di legno scuro come mostra per la 
scelta. Ho voglia di bere qualcosa di campano, così opto per il vino  
base (si fa per dire) etichetta nera de I Favati; è un po' che non lo  
provo e poi è una 2008, annata buona per il fiano e gran bel bere, ma  
passiamo dalla teoria alla pratica.
Innanzitutto vorrei soffermarmi sul nome di questo vino, davvero molto  
poetico: Pietramara dal nome della contrada in cui si trova il vigneto  
di 5 ettari di proprietà dell'azienda sulle colline di Atripalda, la  
cantina invece è a Cesinali, sempre nella provincia irpina. Il nome  
dicevamo è particolarmente centrato e coerente con il suo profilo, al  
contrario visivamente parlando l'etichetta sembra proprio non  
funzionare, troppo ancorata ai retaggi di una tradizione estetica  
inutile quanto inesistente. Nel calice il vino è limpido, abbastanza  
scorrevole, con un colore paglierino non troppo carico e dei bei  
riflessi luminosi e dorati tipicamente fianeggianti. Al naso si  
presenta sottile, fine e gentile, con dei profumi lievi da ricercare  
poco a poco. Non è uno di quei vini moderni e piacioni, difatti muta  
col passare dei minuti rendendo la bevuta molto dinamica ed appagante.  
Sulle prime sono presenti delle leggere note agrumate, poi sfumature  
minerali, ancora del fruttato di pera e infine miele. In bocca è  
fresco, roccioso, tagliente, con un buon equilibrio e una bella  
persistenza, l'alcol sui 13% rende il sorso ancora più snello ed  
elegante. Chiude con una nota leggermente ammandorlata e piacevole.
Compagno ideale per piatti di pesce (se povero è meglio) un po' in  
tutte le salse, il bicchiere si svuota facilmente, la bottiglia  
finisce che è un piacere.
Buone bevute a tutti.

I Favati, Piazza Di Donato 41 - Cesinali (AV)

www.cantineifavati.it

Giacinto Chirichella



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