Essì, giunti a questo punto la bella stagione è proprio arrivata, e adesso finalmente possiamo dirlo, era ora! Di questi tempi, complice l'eccessiva calura, i menù si alleggeriscono un po' ovunque, ed io preferisco mangiare un po' meno prediligendo piatti di pesce locale non troppo martoriato e ricche insalate condite con olio extravergine d'oliva cilentano accompagnate da un paio di fette di buon pane, se è il caso un po' tostato. La prassi vuole che in maniera inversamente proporzionale, la mia voglia di bere qualcosa di fresco aumenti a dismisura rispetto a ciò che c'è nel piatto, così via libera a vini bianchi secchi, birre beverine e bollicine a fiumi. Proprio nella scorsa settimana trovandomi in giro per le viuzze del centro storico qui a Salerno, nauseato da una noiosa festa di piazza e dall'ennesima evanescente serata mondiale, ho scelto di rifuggiarmi da Dedicato a mio padre, il locale di Raimondo Piombino in vicolo Giudaica, Osteria Slow Food e punto di riferimento per chi ama mangiare del buon pesce fresco in centro, di cui un giorno mi piacerebbe parlare con un pezzo dedicato (ops perdonerete il bisticcio di parole). Solitamente siedo fuori, ma in questa occasione a causa del delirio finto-folk cittadino di cui sopra ho preferito mangiare all'interno: cucina a vista a un metro da me, atmosfera casalinga e qualche bottiglia sul mensolone di legno scuro come mostra per la scelta. Ho voglia di bere qualcosa di campano, così opto per il vino base (si fa per dire) etichetta nera de I Favati; è un po' che non lo provo e poi è una 2008, annata buona per il fiano e gran bel bere, ma passiamo dalla teoria alla pratica. Innanzitutto vorrei soffermarmi sul nome di questo vino, davvero molto poetico: Pietramara dal nome della contrada in cui si trova il vigneto di 5 ettari di proprietà dell'azienda sulle colline di Atripalda, la cantina invece è a Cesinali, sempre nella provincia irpina. Il nome dicevamo è particolarmente centrato e coerente con il suo profilo, al contrario visivamente parlando l'etichetta sembra proprio non funzionare, troppo ancorata ai retaggi di una tradizione estetica inutile quanto inesistente. Nel calice il vino è limpido, abbastanza scorrevole, con un colore paglierino non troppo carico e dei bei riflessi luminosi e dorati tipicamente fianeggianti. Al naso si presenta sottile, fine e gentile, con dei profumi lievi da ricercare poco a poco. Non è uno di quei vini moderni e piacioni, difatti muta col passare dei minuti rendendo la bevuta molto dinamica ed appagante. Sulle prime sono presenti delle leggere note agrumate, poi sfumature minerali, ancora del fruttato di pera e infine miele. In bocca è fresco, roccioso, tagliente, con un buon equilibrio e una bella persistenza, l'alcol sui 13% rende il sorso ancora più snello ed elegante. Chiude con una nota leggermente ammandorlata e piacevole. Compagno ideale per piatti di pesce (se povero è meglio) un po' in tutte le salse, il bicchiere si svuota facilmente, la bottiglia finisce che è un piacere. Buone bevute a tutti.
I Favati, Piazza Di Donato 41 - Cesinali (AV)
Giacinto Chirichella
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