Terra Madre in tutte le lingue del mondo

GIU  \   5  \  2009


Vivere con meno sarà il nuovo rinascimento!
Questa frase campeggia da un po' nella mia testa. Da quando, l'8 maggio, è uscito nelle sale italiane Terra Madre di Ermanno Olmi. Starò attento. Perchè oggi con questi temi è facile cascare nella retorica. E' facile sempre impugnare una spada e deporla dietro l'angolo. Quando gli occhi di tutti non sono più in agguato. Mi faccio spettatore (è questo il caso), fatelo anche voi. Proviamo a capire. Inutile soffermarmi sulla questione cinematografica, troverete altrove ottimo materiale. Verò è però che il film beneficia di quel documentarismo "old school" che forse un po' tutti, specialmente i neofiti, farebbero bene a conoscere. Dopo uno sguardo su Terra Madre convegno, manifestazione, incontro, nella seconda parte del film si entra nell'astrazione del racconto di una Terra Madre Natura. Questo momento del racconto, un momento morale, è affidato a Franco Piavoli e ritrae il contadino Primo Gaburri alle prese col suo orto e col passare lento delle stagioni. Documentarismo puro, senza fronzoli. Il commento sonoro è il rumore assordante degli aerei che passano sulla testa di Gaburri intento ora a seminare, ora a raccogliere. La speranza, la vita, nelle immagini finali e negli occhi di un bimbo nelle braccia della madre sono una morale facile e comprensibile. Lucida. E mi sta bene, perchè nulla di più vero e profondo è nulla di più semplice. Perchè siamo bravi a complicare, ad aggiungere. Ma l'equilibrio sta tutto nella semplicità del sottrarre. Ed è la cosa più difficile. Così quella frase, vivere con meno. Eh già. A chi lo andiamo a spiegare? Da dove cominciamo? Vi racconto una cosa. In viale Montenero a Milano c'è un fruttivendolo la cui merce arriva a sfondare spesso il tetto dei 9 euro al chilo! Devo aggiungere altro? Qualcuno di voi avrà sicuramente letto l'inchiesta dell'Espresso (21 maggio 2009) in cui si analizzano le assurdità di un mercato ortofrutticolo italiano controllato dalle mafie. Già, perchè un pomodoro prodotto in Sicilia viene confezionato a Fondi per poi essere rivenduto in Sicilia percorrendo circa 1.600 km di viaggio per tornare alla base? Cosa vuol dire? Che la gente è abituata, assuefatta dalla nascita all'inquinamento e spende. E compra. La osservo bene la spesa delle persone dentro ai supermercati. Non importa se a Milano, Parigi o Roma. Il rapporto Uomo/Natura? Un libro, un film. Belli per carità. Ma non la realtà. Le persone nella sala dell'Anteo, storico cinema milanese, erano tutte un “ooooh” ed un “aaaah” alla vista di certe scene. Scene da documentario, infatti. Quello che vedevano non era troppo distante da un cartone della Disney o dalla fiction di turno su canale 5. E invece è quel ciclo, unico e della vita, del seme che nasce cresce e genera altro seme che piantato nasce e cresce e genera altro seme che rammenta già da se che basta davvero poco. Non è questo quello che dovrebbe rimanere? Io lo so che la difficoltà più grande è andarlo a raccontare a chi è nato, cresciuto e pasciuto in una determinata mentalità. Per cui – e divago – sei un uomo se hai lavoro, mezzi propri e potere. E' li che la scelta sembra una scelta, ecco l'imbroglio, l'inghippo. Ma è probabile che il tuo raggio di azione non sia più grande della casella in cui Twitter ti lascia libero di scrivere: what are you doing? Le trame fitte dei mercati e dell'economia viaggiano verso una direzione e così la morale sociale. Il ritorno dei contadini, altro buon auspicio in Terra Madre, sembra estremo ed impossibile. In realtà è un cammino faticoso che contempla l'interdipendenza di sguardi a quota zero e il lavoro delle macchine. Un cammino graduale e lento. Io ho timore per me stesso quando penso a tutte queste cose. Alle migliaia di parole, tendenze, scelte e soluzioni messe in campo. Il cibo è uno dei più grandi business. Così vicino all'uomo che lo ha fatto cultura e ha deciso di preservarlo. O di ucciderlo. Come si fa a scegliere? Come si fa a diradare nebbie e sciogliere nodi dentro questa temperie? Mentre nel febbraio 2008 nelle isole Svalbard (Norvegia) nasce la Banca mondiale dei semi, aziende mettono sul mercato il vino da fare in casa con le bustine (e c'è pure l'etichetta!), l'Unione Europea contempla la vendita di formaggi prodotti con cagliate, polveri e caseinati al posto del latte e tanto altro ancora. Capitalismo, ecocapitalismo. Che confusione! E pure sono convinto che quella frase che tanto mi frulla nella testa racchiuda una specie di antidoto. La verità è che siamo stanchi. E abbiamo paura. Ma nella semplicità della Natura forse possiamo scorgere buone indicazioni per tranquillizzarci. Non c'è Bio e non c'è glocal ne consumo consapevole e nessuna Ong se prima di tutto non concediamo a noi stessi un istante per guardare le cose. Perchè siamo un cane che si morde la coda. Il cane capitalista se smette di rincorrere le proprie natiche collassa. Così ritrovo un'ultima immagine del documentario di Olmi. Un'immagine edenica che può correre il rischio di essere letta solo in quanto tale e rimanere così lontana dalla realtà. Provo ad attualizzarla nella mia testa ogni volta. A coglierne il messaggio più concreto. Nel comune di Roncade, in Veneto, un uomo, per quarant'anni, ha coltivato un suolo nel quale si era ritirato da tutto e da tutti. Lo ha coltivato senza violarlo mai e la Natura non si è mai ribellata a lui. Perchè senza sfruttarla egli ha evitato di renderla sterile. Questo terreno ha lasciato una preziosissima eredità. Eredità che Petrini vuole trasformare nel primo presidio italiano Slowfood. Tutelare la Terra è tutelare noi stessi. Equilibrio è la parola magica?

"Il corpo obeso del bambino occidentale e lo scheletro di quello africano sono il prodotto dello stesso sistema alimentare, entrambi possono essere evitati." Vandana Shiva

foto: Mario Giacomelli/Paesaggi 1953-63
Stefano Tripodi





5 commenti

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